Benedetto Vinavil

La mia giornata si apre in un piazzale davanti alla scuola elementare affacciata su V.le Lombardia a Milano. Orde di bambini che si materializzano dal nulla e iniziano a rincorrersi, giocare, schiamazzare e saltare…insomma un gran casino…passando in mezzo a quella splendida marmaglia chiassosa, mi sarei fermato volentieri a giocare con loro…ma il lavoro chiamava e ho dovuto procedere spedito…arrivato in edicola mi sono trovato costretto a usare il Vinavil…era una vita che non aprivo più quel tubetto cicciotto che emana quell’odore tipico…quanti collage fatti con quel liquido biancastro che immancabilmente rendeva le mani appiccicose e puzzolenti..ma che divertimento…di colle poi c’era la Pritt che ad un certo punto iniziava a creare il buco in mezzo e pian piano di frantumava in pezzettini che si dovevano spalmare con il dito…poi c’era la UHU con quei fili chilometrichi che non finivano mai mai…attaccava abbastanza forte e la cosa che mi ha sempre fatto più schifo, oltre all’odore, era anche l’alone giallastro che lasciava nella zona che si voleva incollare…
E poi la regina…la regina delle regine era la COCCOINA…non attacava una cippa, ma aveva un profumo di mandorla che veniva voglia di mangiarla…con il pennellino per spalmarla e non sporcarsi il dito ormai irrimediabilmente sporco della pritt di prima…
bei tempi anche quelli..quelli dei collage, lavori magari per molti versi inutili, che davano però una soddisfazione se fatti bene…
mi piaceva tanto fare lavoretti con le mani…paciugarmi dalla testa ai piedi, sporcarmi anche i vestiti belli che la mamma mi obbligava a mettere per essere “in ordine”…
In ordine dovevo esserlo in quelle mattine d’inverno gelato dalla testa ai piedi con il cappellino dei Los Angeles Lakers viola e giallo in testa e la mia mega giacca a vento coloratissima addosso…imbacuccato con maglioni e pile più grossi più si abbassava la temperatura….
dovevo essere in ordine anche nelle mattine di primavera dove la pelle d’oca saliva sulla pelle appena veniva su un po’ di venticello dispettoso dalle fnestre semi aperte…quando si sbagliava sistematicamente modo di vestirsi, alleggerendosi troppo e rischiando di prendere l’ultimo inesorabile raffreddore della stagione…
Me la ricordo quella sensazione di libertà gli ultimi giorni di scuola…che saliva piano piano, senza fretta..quella sensazione limpida di felicità incontenibile l’ultimo giorno, quando non si scriveva nemmeno più sui quaderni, dove non si usava nemmeno più la cartella…si arrivava tutti a scuola come gli altri giorni ma senza cartella…tutti con il sorriso perso durante l’anno e tirato fuori dall’armadio come a fare un cambio di stagione…
Mentre oggi passavo in mezzo a tutto quel colore e mi assalivano questi ricordi e questi frammenti di vita vissuta che hanno lasciato il posto alla vita di ora, mi è venuto da tirare un sospiro di sollievo..esistono ancora maestre che in una giornata di sole portano i bambini fuori…all’aria aperta a rincorrersi e a scoprire come gira il mondo che domani sarà loro…meno male soprattutto perchè tra 30 anni, quando ormai io sarò solo un “signore” seduto su una panchina a guardarli divertito, loro potranno apprezzare la gioia di vedere i bambini di domani che si rincorrono spensierati come quelli di oggi…

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