Contro il cagotto…succo concentrato di limon..


Luglio 2001. Ore 8.25. Seduto nel mio banco, rifletto. Mi passa davanti tutta la mia storia scolastica. Settembre 1988 iniziavo a tracciare stanghette verticali e orizzontali su un foglio a quadretti ed ora sono qui. Maturità. Parola pesante. Esame che mi pare insormontabile già solo a pronunciarne il nome.
Davanti e dietro a me altri banchi con altri ragazzi nelle mie stesse condizioni.
Solo un alito di vento dalle finestre, tutte rigorosamente aperte…perchè fa caldo…troppo caldo.
Polo Lotto di dubbio gusto, inseparabili jeans poco alla moda e Air Max ai piedi, al mattino ero sceso dalle solite scale della solita casa e passato nel solito vialetto guardando quella meravigliosa macchia verde che è il “mio” giardino condominiale. Però quel giorno c’era qualcosa di insolito. Un tremolino freddo che stringeva lo stomaco in un filo sottilissimo arrotolato..come la coda di un maialino.
Cellulari spenti e bigliettini (inutili e alla fine inutilizzati) tutti dentro un dizionario “elaborato” per l’occasione da 1000 pagine a 2000, cerco un briciolo di coraggio nel fondo di quella voragine allo stomaco, in cui sto cadendo.
E’ una sensazione strana. C’è la paura tipica che possa succedere qualcosa di irreparabile e umiliante (Boc-cia-tu-ra) e nello stesso tempo c’è l’attesa per la gioia irrefrenabile che sai che arriverà in quell’ultimo momento pregno come una goccia di succo di limone concentrato….
Calma Davide…mi tocco la fronte e la sento madida di sudore…Un professore dal fondo del corridoio urla ad alta voce “Ragazzi scusatemi chi potrebbe prestarmi il vocabolario?” e all’improvviso tutti abbiamo bisogno di controllare il significato implicito della parola “sternocleidomastoideo”. Il poveretto (membro interno) capisce e se ne va con un sorrisetto complice.
Il presidente di commissione, una donnina piccola e baffuta, sta aprendo la busta dei temi ma io non sento nulla. Sono completamente sordo dentro alla mia emozione che mi paralizza. Il foglio con i titoli si posa placido sul piano coprendo la scritta “Dodo ama Cippa” e capisco che è il momento. Con calma estraggo dal cappuccio la penna bic nera comprata per l’occasione e via. D’improvviso tutto diventa velocissimo e mi ritrovo 1 settimana dopo mentre sto finendo di spiegare l’argomento a piacere di educazione fisica (unico al mondo ad essere interrogato all’orale in educazione fisica…mah)…
“…andrebbero inserite nei periodi di definizione muscolare riducendo contemporaneamente anche il tempo di recupero tra le serie nell’attività anaerobica…”.
Pochi secondi di silenzio. Il prof. mi guarda con un sorriso e mi dice “Ok Bagnoli…direi che può bastare…” poi con un cenno della testa verso gli altri componenti della commissione “direi che possiamo anche lasciarlo andare questo ragazzo…no?Buone vacanze Davide…ah già..la domanda è d’obbligo..cos’hai intenzione di fare dopo?Andrai all’università vero?”
Come al solito li mi trovai ad un bivio.
Tutti i miei compagni avevano raccontato la storiellina dell’università e che sognavano di diventare dottori o commercialisti o architetti o designer (la buona parte di loro ora fa il meccanico, carpentiere, panettiere o aiuto tornitore) ma io non me la sentivo. Non me la sentivo di dover raccontare una frottola per avere 3 punti in più nel voto finale.
Sentivo dentro il bisogno di esprimere quello che provavo e nel frattempo dimostrare che quelle stesse persone che avevo davanti e che per 5 anni mi avevano giudicato come uno svogliato senza responsabilità, non avevano capito proprio nulla.
Presi un bel sospirone profondo. Li guardai uno per uno negli occhi con un sorriso sicuro e mi uscirono queste parole…
“No..penso che andrò a lavorare…dopotutto mi pare importante non prendere in giro i miei genitori che investirebbero soldi e soprattutto energie, in un progetto che non ho voglia di portare avanti…attenzione però…voglio chiarire che non ho scelto di non andare avanti perchè non ho sogni…i miei obiettivi li ho e piano piano troverò la forza per raggiungerli…”
Mi guardarono tutti con aria scettica e con un sorrisino sarcastico.
Questa storia l’ho raccontata per rendervi partecipi di un insegnamento che porto dentro da allora.
In questi giorni ci saranno gli esami di maturità e alcuni ragazzi sceglieranno di continuare gli studi senza voglia, per fare piacere ai propri genitori o perchè credono che studiare garantisca sicuramente il raggiungimento dei propri obiettivi.
Studiare aiuta ed è importantissimo. Almeno quanto credere fino in fondo a quello che si sta facendo. Non è così scontato. Se non avete intenzione di “sputare sangue” per raggiungere i vostri sogni, nessun libro, studiato e assimilato, potrà aiutarvi. Mai.

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2 pensieri su “Contro il cagotto…succo concentrato di limon..

  1. io sto studiando da… dunque… tutto compreso… 1985 – 2008… fa 23 anni. una vita intera. e non perchè sono stata bocciata eh! ah ah ah… cmq nel 2009 concluderò il mio internabile ciclo di studi e di vita (e se iniziassi un altro ancora?). mi chiedo se esista un mondo fuori da qui? e, soprattutto, se mi vorrà? 😉

  2. sono domande sacrosante alle quali penso che nessuno possa (non sappia ma possa) dare risposta…un inizio a mio modo di vedere (ed è quello che volevo dire con questo post) lo si può dare avendo molta fiducia in se stessi e non pensando che il futuro ci è dovuto perchè abbiamo fatto tantissimi anni di scuola…

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