Il volo della disperazione…ciao Stefania…

Stefania è nella terra di mezzo tra i trenta e quarant’anni.
E’ giovane, bella, simpatica…una brava madre.
Anche se in passato ha fatto tanti errori, cresce il suo bambino con quell’amore che solo una madre può dare.
Quel bambino si è andato a sommare agli “errori” che ha commesso nella sua vita.
La droga, l’emarginazione, le compagnie sbagliate e un compagno poco presente fino alla totale scomparsa, le avevano fatto cadere tra le braccia questo miracolo…questo splendido errore che corre da tutte le parti, gioca, salta e ride…che mentre lei scava con le mani nella terra di un vaso per piantare delle violette appena comprate al mercato, la guarda intensamente e le dice “come sei bella mamma”…
che oltre a tutti questi comportamenti meravigliosi ha anche dei bisogni e delle necessità.
Stefania abita in una casa popolare. Una di quelle vecchie case di ringhiera alla milanese…
Anche mio padre ha vissuto in una di quelle case fino ai 20 anni…in 6 in una stanza con il bagno in fondo alla scala a destra…ma erano altri tempi.
Ora fortunatamente i bagni sono personali anche se l’ambiente non è mai dei migliori…sbandati, gente emarginata dalla società o semplicemente persone travolte dai casi che la vita mette di traverso sulla strada dell’esistenza…
Però lei ci abita…vive ai margini, alla perenne ricerca di un lavoro, di persone che possono regalarle un sorriso….di sicurezza e pace…
Nell’ultimo periodo però le cose le sono scappate di mano. Il lavoro non c’è più, il bambino va a scuola e la fine mese si avvicina sempre più all’inizio per quanto riguarda bollette e pagamenti.
I giorni dove non può dar da mangiare al piccolo, lo manda su dallo zio Marcello, un settantenne pensionato che vive da solo al piano di sopra e gli fa da nonno.
Un piatto di pastasciutta, qualche soldo per tirare avanti ma la vergogna e la paura di non farcela ormai la attanagliano.
Per la disperazione chiede di affidare il bambino a una famiglia che può permettersi di mantenerlo e di poterlo vedere nel week end.
Ha tanta speranza in quella richiesta Stefania..Il suo bambino potrebbe andare avanti a studiare…potrebbe avere un pasto caldo ogni giorno…potrebbe comprarsi qualche vestito e magari qualche gioco in più..insomma…vivere in maniera più serena gli anni dell’infanzia…
Una mattina Stefania si alza e scende come ogni mattina per portare il piccolo all’asilo, passa come al solito davanti ai suoi vicini che le chiedono come va e se ha bisogno di qualcosa.
Lei ringrazia ma ha ancora qualcosa da mangiare e le bollette sono state pagate…l’affitto arriverà il prossimo mese…insomma…è tranquilla….
e poi c’è sempre nei suoi occhi la tranquillità di una speranza…quell’autoconvicersi che andrà tutto bene…
Tornando a casa con il suo sacchetto del pane sotto braccio e 3 o 4 lettere ritirate dal portinaio, è quasi contenta. Una senzazione strana che non provava da un po’…
Alle 2 di notte tremante e disperata Stefania ha deciso di farla finita. Il giudice ha rifiutato la sua richiesta di affido.
Esce di casa lasciando il bambino a dormire nel suo lettino e si infila sulle scale per una rampa.
I vicini dormono e sentono solo un tonfo sordo. Non un lamento. Non un esclamazione di paura.
Tutta la disperazione di Stefania in quell’ultimo volo dal 4° piano. Da sola come è sempre stata..o si è sempre sentita…
Ho pensato tanto a lei in questi giorni. Passava spesso qui in edicola e tante volte ero riuscito a farla ridere ma molte volte gli impegni e il lavoro mi avevano portato a trattarla come tutti gli altri.
So che è una assurdità pensare che avrei potuto fare qualcosa..non credo di avere questo potere…
Le parole e l’immagine di Marcello in lacrime, mi continuano a tartassare la testa però…”non si può morire così a 36 anni…non si può…”…

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2 pensieri su “Il volo della disperazione…ciao Stefania…

  1. Hai ragione, non si può e non si dovrebbe scegliere di morire così. E’ una storia talmente straziante che non mi vengono parole…

  2. è bruttissimo dire “è una storia come tante altre che capitano nel mondo” perchè sembra quasi di sminuirla o sottovalutarla.
    Io l’ho vissuta molto da vicino questa volta. Forse è proprio per questo che mi ha toccato così tanto…
    Non è un’immagine alla tv di un militare ferito o di una casa sventrata da una fuga di gas…anche li è straziante ma è scontato dire che quando vivi direttamente una vicenda così, è incredibile il dolore che provi…
    Mi sono trovato a fare i conti con una presente ancora molto ingombrante…quella di una ragazza così giovane che aveva il diritto di vivere e di essere aiutata e non ha ricevuto ascolto…è dura scansare il ricordo…

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