Storia di un mattino di mezzo autunno…

albaDal suo letto si vedeva solo uno squarcio di quel cielo che sapeva di mare.
Era sdraiata sul fianco e l’immagine, da dietro, era molto simile a un quadro impressionista: tanti, infiniti sottintesi in ogni curva.
Il controluce dava l’idea di un bianco e nero d’altri tempi. Un fascino d’altri tempi.
O forse era semplicemente lei, che era un qualcuno d’altri tempi.
Sdraiata com’era, vide passare nuvole bellissime e sentì il calore e il profumo di lui che, li vicino a lei, non c’era più. In verità se ne accorse proprio in quel momento. Dov’era? Quella notte era volata via tiepida e morbida…tutto era stato troppo veloce come ogni cosa che parte prima dal cuore che dalla testa…e tutti e due ragionavano troppo con il cuore e pochissimo con la testa.
Rintronata dalle poche ore di sonno e dal fatto di svegliarsi tra coperte sconosciute, si tirò su come solo una donna sa fare. Capelli un po’ arruffati, lenzuolo ripiegato tra le gambe a coprire tutto il corpo dal collo in giù e aria imbronciata tra il “Dove sei?” e il “Cosa ci faccio qui?”.
La tentazione di rituffarsi tra quelle coperte, tra quegli odori e quei ricordi si fece sentire fortissima, ma i rumori del mare da sotto il loro balconcino erano troppo belli.
Guardò l’orologio con una smorfia. Le 7.
Cosa ci faceva in piedi così presto?non aveva obblighi ne orari. Misteri della mente. Nemmeno quando era in vacanza riusciva a sentirsi serena fino in fondo. Nemmeno con il rumore del mare, dei pochi gabbiani che volavano nell’aria fredda di novembre. Cosa ci faceva li?Si sentiva dannatamente fuori posto ma ormai c’era.
Si alzò e con passo malfermo, si avventurò tra vestiti sparsi ovunque sul pavimento alla ricerca del bagno. Una doccia rapida, un filo di crema e via a vestirsi. Mentre era nuda davanti allo specchio che si rivestiva, si accorse che le finestre della camera erano sapientemente aperte per farle gustare scorci di rara bellezza. Dal suo letto, come dicevo prima, si vedeva un cielo da cartolina e dalla doccia inconsciamente lei aveva una vista stupenda sulla scogliera li a fianco. Strano che le finestre fossero aperte. Non diede molta importanza a questo dettaglio mentre si infilava in un maglione infeltrito e in un paio di jeans consumati.
Era un po’ scocciata. Dove si era cacciato?Che si fosse pentito per averla portata in quel alberghetto sul mare?che poi non era successo assolutamente nulla. Mah..chi li capisce gli uomini. Si decise che gli avrebbe parlato e, se ce ne fosse stato bisogno, gli avrebbe chiesto tempo per decantare la cosa.
Fece per uscire e sulla porta trovò un foglietto attaccato con un pezzettino minuscolo di scotch. Sopra pochissime parole “Buongiorno tresor. Vieni in spiaggia?”

[Come una lampada ad olio, piano piano lo stoppino del suo cuore prese fuoco e iniziò ad ardere lentamente. Aveva imparato a non lasciarsi prendere dall’entusiasmo dopo tutto quel dolore che aveva provato. Il dolore della menzogna, dell’indifferenza e della poca importanza.]

 Aprì la porta con circospezione come se qualcuno avesse potuto metterle un secchio d’acqua gelata sopra lo stipite. Sul corridoio non un rumore. Era bassa stagione e le stanze erano deserte. Solo un coppia di vecchietti in fondo al corridoio, che aveva incontrato la sera prima rientrando in stanza con lui. Li avevano salutati con dolcezza e avevano chiuso la porta mettendo fuori il cartellino “Do not disturb”.
Il cartellino era ancora lì. Sentì muoversi la serratura ma non ci fece caso. Ora voleva andare in spiaggia. La curiosità stava prendendo il sopravvento.

[Lo stoppino continuava ad ardere]

Scese le scale d’uni fiato e si trovò in un attimo fuori.
Li ferma in piazzetta si ritrovò a provare un filo di delusione. Nello squarcio di spiaggia che vedeva non c’era anima viva.

[Un colpo di vento e la lampada quasi si spense, ma…]

Si tirò le maniche del maglione sulle mani per coprirsi dal freddo e si chiuse in un abbraccio che la punse intorno al collo ma che gli diede un po’ di calore. Fatti 2 o 3 passi, iniziò a vedere una figura indistinta sulla spiaggia.
Era lui. Nessun dubbio. Non sarebbe passato inosservato a nessuno con quelle sue caratteristiche fisiche. Nei suoi occhi però c’era altro che lo rendeva unico. Dalla sua figura spuntava solamente un puntino rosso che si rivelò, avvicinandosi pian piano, una rosa rossa.

[…la fiamma divampo’ ancora più forte una volta passata la folata]

Quando arrivò alle sue spalle, lo cinse alla vita con un braccio e passo alla sua sinistra. Lui la guardò mentre a lei scendeva lenta, una calda lacrima sulla sua guancia. Era rimasta senza parole. Davanti a loro lo stupore.
Un tavolo, due sedie ricoperte di panno bianco, una caffettiera fumante e due brioche calde ad aspettarli. Altre due rose completavano un quadro già di per se unico avendo per protagonisti principali: il mare e il cielo. No anzi. Loro due.
Ripresa dalla sorpresa le venne da guardare a destra e a sinistra e quello che vide fu bellissimo. A poche centinaia di metri da loro due, gli anziani signori dell’hotel erano davanti a un altro tavolino imbandito allo stesso modo e, teneramente, si baciavano.

Annunci

Un pensiero su “Storia di un mattino di mezzo autunno…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...