Pura seta nera…

…il nostro rapporto è fatto di pochi secondi…il tempo che la mia macchina sfrecci davanti al “suo” spartitraffico e vada via…come altre 10, 100, 1000…

Quasi ogni mattina è li. Non riesco a darle un’età. 20, 22 anni. E’ alta, mora, occhi grandi ed espressivi, capelli lisci, bellissima…nel suo tubino nero potrebbe fare invidia a tante attrici famose…il fatto è che la sua vita è stata spezzata…poco più avanti, all’altezza di un semaforo, fermo a fumare la sua centesima sigaretta, c’è un uomo che non la perde di vista un attimo…

Lei cammina, avanti e indietro, guarda le macchine passare ma non è come tutte le altre…

Ultimamente le prostitute hanno un approccio un po’ troppo aggressiv. Si avvicinano appena ci si ferma e tentano di aprire la portiera, gesticolano, urlano…insomma…tentano di attirare l’attenzione…lei no…lei è li…in alcuni momenti sembra quasi che si voglia nascondere agli occhi di tutti…o forse solo ai suoi…

Anche stamattina, come tutti gli altri giorni, il nostro incontro è stato brevissimo. Impercettibile quasi. Lei camminava in direzione opposta alla mia per andare, presumo, a casa. Passo malfermo da ore e ore passate senza possibilità di riposo, il suo corpo martoriato dalla vergogna di un lavoro che non vuole ma è costretta a fare. Sempre bellissima. Si è stampata nella mia memoria la sua espressione triste. Una tristezza dignitosa.

Le braccia, incrociate sotto il seno a cercare il calore di un abbraccio che poche volte è stato sincero fino in fondo.

Mi faccio schifo. Mi fa schifo pensare che a questo mondo esistano ancora uomini che sfruttano delle ragazze giovanissime per il sesso. Mi fa schifo pensare che si possa commettere violenza su una persona umana. Mi fa schifo dover ammettere che io, da solo, non posso fare proprio niente. Mi sento impotente davanti a una situazione come la sua. Vorrei fare qualcosa ma cosa? Anche fermarmi a parlarle sarebbe mal-interpretato da tutti e soprattutto esporrebbe sia me che lei ad un rischio enorme.

Dallo specchietto retrovisore la vedo appoggiarsi lievemente al tronco di un albero e tirare avanti. Le luci di questa triste città sono sempre più vicine. Speriamo che, in qualche modo, possano darle un po’ di speranza.

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