Il menestrello spagnolo

Simon & Garfunkel- Kathy’s Song

Avevano una grande casa in cima alla collinetta di Ebony.
La città era lontana anni luce da quel mondo in estate bagnato dal sole e d’inverno sommerso da cumuli informi di neve soffice.  I Gerrard erano una famiglia di quelle di una volta. Padre autoritario e burbero, sempre preso dai suoi pensieri di uomo e capo-famiglia, madre operosa e buona, due figli che uscivano tutte le mattine per andare al lavoro nella vicina Ribbon e, libero di scorrazzare in giro per quel paradiso, un bel cane dal muso sempre “sorridente”.

Non avevano mai voluto tenere servitù non tanto perchè non se la potessero permettere o perchè fossero snob, ma per un fatto di rispetto. Si chiedevano perchè avrebbero dovuto far pulire la loro casa da persone che, quasi certamente, ne avevano già una di proprietà a cui badare. Perchè avrebbero dovuto chiedere ad altri di lavare e stirare i propri vestiti o portare a scuola (quando erano ancora adolescenti)i ragazzi o cucinare i propri pranzi e le loro cene? Questione di personalità, ideali e mentalità.
Troppo attenti al rispetto sebbene fossero una famiglia che avrebbero potuto comprarsene a chili, quasi non riuscivano a comportarsi da padroni nemmeno in casa loro. Ognuno era ben accetto, coccolato e amato come un re. Ognuno aveva libertà di parola e potere di modificare una propria convinzione.

Si narra che un giorno d’inverno, alla porta dei Gerrard bussò Carlos, menestrello giramondo di ritorno da un lungo viaggio in Africa. Invitandolo ad entrare si resero conto delle condizioni in cui era il povero malcapitato. Sporco, la barba lunga, i piedi sanguinanti da una lunga marcia senza scarpe, il sacco di abiti (se così si possono definire quei pochi cenci ammonticchiati in un logoro sacco di iuta)  su spalle ossute e chitarra sotto braccio. La cosa più sorprendente di questi bislacco personaggio, tuttavia, erano gli occhi. Lucenti, vivi, pulsanti da dentro di un qualcosa di acceso, di scoppiettante. Un fuoco sacro animava quelle due perle grigie incastonate in un ovale imperfetto che aveva come cornice una massa informe di capelli corvini.

Uno sguardo qua e là per la casa mentre la madre lo accompagnava gentilmente in bagno. Arazzi raffigurati scene antiche di vita quotidiana addobbavano le pareti, lunghe file di lampadari appese a soffitti appena percettibili nella penombra da quanto erano alti. Il tutto aveva un’atmosfera calda, accogliente. L’atmosfera che più di una volta, anziani incontrati qua e là, mi hanno raccontato essere presente nelle loro rudi casette di inizio ‘900.
Il bagno era essenziale. Una vasca antica, qualche candela aromatica qua e là e l’odore di incenso e carta d’eritrea che invadeva le narici appena entrati. La signora gli porse asciugamani che profumavano di ammorbidente e un sapone d’Aleppo appena scartato e gli preparò una generosa quantità di acqua bollente dentro la vasca. Poi uscì con un sorriso cortese e tornò in salotto a conversare con suo marito davanti al caldo tepore del camino scoppiettante. Nella mezz’ora successiva trattarono diversi argomenti: la crisi economica che aveva portato sull’orlo del fallimento il loro negozio, la possibilità o meno di comprare una nuova bicicletta per il loro primogenito, cosa regalare per il compleanno dello Zio Tom (fratello della madre, che ironia della sorta viveva in una capanna vicino a un’improbabile Via Pal) e se per cena avessero voluto mangiare o rimanere leggeri con una tisana bollente e una fetta di torta.

Quando uscì pulito, sbarbato e pettinato, Carlos sembrava un uomo nuovo, diverso. Un uomo nobile e non più un mendicante dimenticato da tutti. Si presentò alla soglia del salotto pensando tra sè e sè che era stato fortunato a incontrare delle persone così ospitali e generose. Per sua natura non amava stare per troppo tempo a disturbare la vita serena di chi incontrava per caso per la strada della vita e infatti si ripromise, di qui a un paio di giorni, di andarsene verso la Spagna, sua terra natìa e patria dei suoi parenti e amici.

Il padre lo accolse calorosamente e lo invità ad accomodarsi su una poltrona collocata al centro della stanza. Un locale ampio com’era prevedibile vedendo tutto il resto, ma reso un po’ più a misura d’uomo, dalle immense librerie che ricoprivano 3 pareti su 4. Dal suo punto di vista, Carlos vide alcuni titoli e si rallegrò di tanta cultura. Lettere Luterane di Pasolini, Avere o essere di Eric Fromm, Anna Karenina di Tolstoj e Il profumo di Süskind.

Parlarono per molto tempo di tanti argomenti diversi. I viaggi di Carlos davano moltissimi spunti di riflessione e avevano come linfa vitale miriadi di aneddoti.

“Ma non mi dirai, dunque, che secondo te le nuove generazioni non stanno rovinando tutto quello che di buono hanno fatto tuo padre e mio padre in tutti questi anni di lavoro e sacrifici” disse il padre guardando torvo ma con una nota di dolcezza, il viso di Carlos che pian piano riprendeva un colorito sano.

“No. Non lo stanno facendo” disse risoluto Carlos “in tutte le epoche c’è stato il progresso, che ha reso superate le vecchie generazioni e all’avanguardia le nuove.  Mi fanno riflettere molto quelle persone che, guardando i giovani d’oggi li giudicano come il cancro che causa tutti i problemi. Sono proprio queste persone che, ai loro tempi, hanno succhiato indiscriminatamente dalla mammella del benessere tutto ciò che c’era senza preoccuparsi di quello che sarebbe accaduto oggi. Guardi cosa chiedono oggi i giovani. Non parlo di quelli immaturi. Parlo della maggioranza che vive e si sacrifica esattamente come hanno fatto la tua e la mia generazione. Per usare un esempio. Di Mozart ce n’è stato uno solo. Ma perchè, se al mondo si affaccia un nuovo talentuoso pianista (come Lang Lang o Giovanni Allevi o Ludovico Einaudi) non si può dire che è al livello di Mozart? Perchè il nuovo viene sempre un po’ svilito?Purtroppo, secondo me, c’è una sorta di “mania di protagonismo” da parte delle vecchie generazioni a scapito delle nuove. Un tappo generazionale che non farà mai fare il salto di qualità alla nostra nazione e, soprattutto, alla nostra società”.

Il silenzio calò sulla stanza.

Simon & Garfunkel- April Come She Will

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