A getto d’inchiostro..

Son giorni che cerco la vena, il momento, l’attimo creativo, per cominciare un mio racconto. Sento il bisogno di far uscire la mia creatività in qualche modo. Voglio eccellere in un campo artistico e non più solo manuale. Voglio provare quella lieve (splendida) sensazione di sorpresa, di quando impari a fare qualcosa e ti accorgi che ti riesce bene.

A scuola, chi segue il mio blog lo sa,  non ero il primo della classe. Ero “nella media”. Come tutti quelli che navigano, c’erano onde che mi portavano su (in alto in alto eh) e altre che mi portavano giù…che più giù non si può. C’era però una cosa che mi ha sempre fatto pensare…ho sempre amato fare le cose che mi rendevo conto, esser più facili…che mi riuscivano meglio insomma….in matematica se mi rendevo conto che le derivate erano il mio piatto forte (…derivate?….bah…va beh) mi divertivo a studiarle, approfondirle, scorporarle…diventavo il maggior esperto scolastico di derivate e affini…e quando il prof. dava il voto nel compito in classe sulle derivate e mi portavo a casa un buon risultato, avevo anche una sensazione di dispiacere…lasciavo il porticciolo sicuro e caldo…mi rimettevo in mare…cosa sarebbe stato l’argomento successivo? e soprattutt..sarebbe stato così facile padroneggiarlo?…in questo senso mi hanno aiutato molto i capelli bianchi (ancora orgogliosamente pochi) e le esperienze che questi portano.

Un libro su tutti mi ha illuminato la via. “La linea d’ombra” di Conrad. Ne ho già parlato in passato e consiglio a tutti di leggerlo. E’ leggero, scorrevole e profondissimo…proprio come il mare che descrive. E’ la storia di un uomo che viene chiamato a guidare una nave per portarla a destinazione in un porto lontano. Vengono descritte paure, sogni e aspettative con una lucidità e una poesia da pelle d’oca.

Forse il punto è tutto li. E’ quello che cerco, che non so di cercare e soprattutto quello che trovo e che ho tra le mani, senza capire fino in fondo di averlo trovato.
Ma tant’è. La linea d’ombra è li ad aspettarmi. Ora come ora non sono più abituato a tirarmi indietro. Ora come ora ho imparato che per vivere fino in fondo questo straccio di vita che abbiamo tra le mani e che troppe volte è troppo piccolo per coprire tutto ciò che vorremmo, bisogna sbilanciarsi. Uscire. Mettere fuori il naso dalla porta rischiando anche di perderlo. L’alternativa, tanto, è continuare a sentire puzza di chiuso.

Io, invece, voglio sentire aria di mare aperto…

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