El vecio

06/01/2057 – ore 8.30

Stamattina il risveglio è stato difficile. La schiena non mi da tregua e la cervicale..uh…non parliamone.
Alla fine ho fatto l’iscrizione al circolo della 3′ età. Sarò uno dei più giovani ma d’altra parte mi devo mettere nell’ottica. Passati i 70 mi definisco ufficialmente nell’età del tramonto. Non che sia depresso o spaventato da questa cosa. Ho avuto una bella vita fino a qui e mi mancano almeno un’altra quindicina d’anni prima di esalare l’ultimo respiro. E pensare che a 30 anni proclamavo beffardo di essere certo di vivere fino a 150 anni. Ero proprio stupido ma, ripensandoci, avevo lo stesso senso dell’umorismo che mi piace conservare gelosamente anche oggi.

Dopo aver fatto una doccia rilassante e fissato la dentiera, vado in cucina, bevo la pastiglia per la pressione e metto a scaldare la moka. Mentre sale il caffè torno in camera, mi infilo camicia, cravatta e giacca. Girandomi, lo sguardo si va a soffermare a quel mucchietto di coperte rigonfiate e a quella testa argentata.

Sorrido.

L’ho vista farsi donna, ingrigirsi, l’ho vista mentre metteva al mondo i nostri figli e li accudiva come solo una madre sa fare, l’ho vista cadere e rialzarsi con una forza disumana, reagire, lottare e ottenere ciò che voleva, ho visto che le si aprivano fini solchi ai lati degli occhi e della bocca…ma mai, e sottolineo mai, questo cambiamento è stato preso con ansia o tristezza.

“….amo invecchiare, perchè il tempo dissolve il superfluo e conserva l’essenziale….”
Por Osmar – Alejandro Jodorowsky

Abbiamo fatto una vita bellissima e soddisfacente. Ogni ostacolo che ci si è presentato davanti è stato guardato, valutato e saltato con fatica e soddisfazione.

Mi piace svegliarla con il profumo del caffè quindi non faccio troppo rumore, sfioro il fondo in legno del nostro letto con le dita e scivolo in cucina. La caffettiera sta borbottando e un filo di fumo esce vivace dal buchetto. Verso nelle tazzine. Un po’ di più per lei (le piace lungo) e un po’ di meno per me (espresso).  Metto il tutto su un vassoietto fiorato (molto kitsch…preso con i punti del supermarket per prenderla un po’ in giro…adoro farlo!), 2 biscotti secchi e, con mano malferma, un po’ di zucchero. Risultato, mi cadono dei granelli sul fondo del vassoio ma tanto dopo mi piace raccoglierli con le dita.

Arrivato a letto, appoggio il vassoio sul comodino e mi siedo accanto al suo corpo che, abbandonato al sonno più profondo, si gonfia ritmicamente.

su…giù…su….giù…

Rimango li a guardarla per un po’. Il broncio di sempre, un lieve sorriso su un lato, il naso rosso risultato di un po’ di raffreddore rimediato a sistemare i suoi tulipani in giardino e le mani piccole e curate una dentro l’altra. Stranamente calde.

Mi ha sempre fatto sbroccare guardarla mentre dorme. Non so bene il perchè ma mi da un senso di pace. Ne abbiamo passate tante. Diego e Matilde ci parlano spesso di come, da bambini, ci vedevano sempre contenti. Dicono che sembravamo sempre pronti a qualsiasi prova ci mettesse davanti la vita. E questa cosa per loro è stata importante. Avere due figure forti vicine che li rassicurassero nei momenti di difficoltà e gli dessero qualche bello scappaccione nei momenti della scemenza è stato davvero importante. E’ uno dei miei più grandi orgogli. Essere stato un padre comprensivo e soprattutto essere riuscito a non essere solo padre e marito ma anche, e soprattutto, uomo.

Appoggiando la mano sulla sua spalla, il suo corpo ha come un sussulto e, dopo un profondo sospiro, la sua faccia sbuca un po’ stropicciata. Sorride.

Ecco. E’ quel sorriso che mi ha dato la forza di fare tutto quello che ho fatto per tanti anni. Quel sorriso aperto, gentile, tremendamente sexy..che magari ora aveva perso lo smalto di un tempo ma che era sempre suo. Sono anche questi i particolari che mi legano indissolubilmente a lei. Sono quelle piccole cose che so solo io e che nessuno mai scoprirà sul suo conto. Sono le cose importanti che mi fanno sentire parte di un qualcosa che va al di là di una semplice convivenza, del rispetto, dell’amore e della condivisione. Al di là della pensione, della pastina e dei pannoloni che, ahimè, tra qualche anno magari dovrò anche portare.

Un bacio dolcissimo all’aroma di caffè mi accompagnerà per tutta la giornata. Ora si può tornare a parlare di bollette, speranze per i nipoti e babbucce.

 

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3 pensieri su “El vecio

  1. hai riempito l’etere di novità. 🙂
    leggevo quello che hai scritto. sai cosa penso.
    a volte guardo il futuro e mi sembra che non mi aspetti altro che… dolore. declinato in decine di modi. ma solo dolore.
    finchè non nè assaggi il futuro è rosa. ma una volta che na hai sentito il sapore… puoi fingere che la tregua possa durare per sempre, ma sai che il dolore tornerà a divorarti il cuore.
    sorridi. ma sai cosa è vero.
    perchè ti ammorbo? perchè non ci avrei mai pensato. non avrei mai pensato di scrivere di me, vecchia… io e il mio amore. perchè guardare così lontano mi fa paura, perchè non riesco a vedere, sono troppe le ombre che ci stanno in mezzo.
    ma in fondo la penso come te. passeremo in mezzo alla gioie e al dolore. alla vita e alla morte. sopravviveremo. e, nonostante tutto, saremo felici.
    in fondo è la vita. e è da vivere.
    [ehhh. sospiro]. 🙂
    perdonami se mi sono dilungata…

    • …gran finale (io adoro il lieto fine…!) ma l’inizio mi ha un po’ fatto riflettere. Inutile negare che non sono daccordo…ma penso che lo sappia già!
      Hai mai pensato che potrebbe essere l ‘esatto opposto?cioè che tutto, potrebbe essere una distesa di felicità con qualche piccola macchia scura di dolore?qualche piccolo grande fallimento che ci ammorba (cito una parola usata magistralmente da te) il cuore e l’anima…che ci fa soffrire magari..ma che alla fine ci farà godere degli attimi belli…
      L’ho già scritto in un mio post (ripetitivo)…c’è gente che non riesce a capire che sta vivendo…per tutta la vita corre sul filo tra fallimenti e soddisfazioni ma non si rende conto che c’è altro…c’è il sole al mattino in primavera, c’è un bambino che ti cammina intorno al supermercato, c’è la soddisfazione lieve che hai tutte le volte che spremi un arancia e ne bevi il succo…il suo colore è vita..qualsiasi cosa ha al suo interno vita…qualsiasi cosa…anche il più grande, fottutissimo dolore…vivere è la sintesi di tutto…e se il futuro sarà rosa, giallo o nero lo scopriremo solo vivendo (cit.)

  2. E sai cosa… io ci sono. Io sono lì. A godermi tutti i dettagli. La luce del mattino sui fili del treno. Le mani di un’anziana signora che si regge al palo del tram. Una canzone giusta al momento giusto. La linea del suo profilo mentre guida. Il sapore amaro della birra. Il conforto della perfetta meraviglia delle piccole cose. Io ci sono. Ci sono così tanto che a volte non respiro. Così tanto che a volte sarebbe più facile non esserci. Però ci sono lo stesso.
    Quindi, come mi insegni, per me deve esserci speranza. 🙂
    un bacio

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