Piccolo saggio sul tamarrismo

E’ il periodo del “ti smonto i miti”.

Ho scoperto che le colonne di S. Lorenzo non sono il nido preferito di balordi che spaccano bottiglie e drogati che attentano alla tua salute con siringhe insanguinate. Ho scoperto che è una zona in cui c’è veramente tanta gioventù e che può essere vissuta da tutti senza paura di essere aggrediti. C’è posto per tutti. Ma come in tutte le zone di Milano. Tralasciando le zone un po’ più malfamate come Quarto Oggiaro, Benedetto Marcello e altre che ora non mi sovvengono,  le altre sono tipiche di una metropoli. Contraddizioni che si fondono. Il barbone che chiede la carità alla ricca signora impellicciata, lo zingarello che ruba un portafoglio all’anziano o la bambina che mangia un lecca lecca e viene squadrata dalla testa ai piedi dal pervertito di turno appoggiato al palo della luce. Insomma. E’ la globalità di una città. Basta, vi prego con i luoghi comuni quindi. Basta con questa inutile cazzonaggine perbenista del “è scandaloso”…è da moralisti in pensione…è da vecchi…

Certo, siamo tutti d’accordo che stare a contatto con la gioventù, significa essere osservatori di un tale campionario di stranezze, da far impallidire le ricerche di Darwin sull’evoluzione umana.

Cammino bello sereno insieme alla mia dolce metà per le strade di Milano e mi ritrovo a osservare questa fauna impazzita. Questo popolo di piena minchioneria giovanile che, da poco dotato dell’optional “ormone”, si dimena sprezzante delle regole della buona educazione. Premetto…non tutto il mondo giovanile è così.

Lo voglio sottolineare un po’ di volte perchè io sono un fan del “non si può fare di tutta l’erba un fascio“.

E’ sbagliato. Ci sono ragazzi che potrebbero insegnare a molti anziani come vivere, come comportarsi e come muoversi nel mondo. Però è più divertente parlare di quelli…strani!

Scena A. Cinquecento rossa parcheggiata a bordo strada. Ragazza e ragazzo fuori dalla portiera discutono animatamente per decidere chi occuperà posto davanti. Chi lo occuperà. La ragazza incalza il ragazzo dicendogli “ma no dai, cioè (intercalare di ampio uso nello slang giovanile), tu aCClaudio (il raddoppio delle iniziali è d’obbligo) lo vedi poco.
Lui incalza lei dicendo “ma checcazzo dici zia. vedi di sederti che mi stai rompendo i coglioni con ‘sta storia”.
Il tutto è condito da un leggero gesto del piede a mimare un calcetto rifilato alla malcapitata.

Scena B. Da California Bakery (zona S.Eustorgio). Una coppia di ragazzi parlano nel tavolo sopra al nostro, di stili di nuoto. Lei dice a lui con la tipica S sibillina da ragazza che vuole essere “troppo alternativa”, che “rana” le esce meglio del dorso mentre lui, dotato di un orrendo maglione verde/marrone a trama larga e occhiali con montatura spessa nera (puah), spiega le sue doti da “stileliberista”. La scena è quantomeno surreale.

…ndr…l’autore di questo post odia (e sottolineo ODIA) le calze ripiegate sotto la “pateletta” delle scarpe per dare la forma del piede “du puorc”…

Ho quasi 30 anni (ma non ancora eh…mancano ancora ben 2 anni!!) e vedere ragazzi di 20 che cercano già di atteggiarsi come adulti, mi fa un po’ specie. Più che altro perchè sono fan del “tutto a suo tempo”. Credo che ci siano come degli scatti di anzianità (ovviamente mentale e non fisica…possiamo chiamarla anche maturità) che ti sbloccano determinate possibilità. E allora è assolutamente da mentecatti imbarcarsi in un matrimonio a 18 anni o in un figlio a 15. Queste, credo, siano cose abbastanza scontate.

Per lo più il mondo è in mano ai cosiddetti tamarri.

I tamarri (mi sento molto Baricco che spiega i Barbari nel suo celeberrimo libro) sono coloro che vestono, si atteggiano e parlano in maniera esasperatamente sicura di se.  Per questi individui la famiglia esiste per passarci le cosiddette ore dello sbuffo. Ore, per capirci, che non possono essere fisiologicamente dedicate alle loro attività preferite: uscire, andare in discoteca (disco in gergo tecnico), fare un “sano” spuntino da McDonald’s o girare senza sosta con scooter scassati appositamente per sembrare consunti e stra-utilizzati. Per la serie “pagati tu la benzina minchione che poi voglio vedere se fai 100 km al giorno per girare con la “tipa” intorno al tuo palazzo”…

Per questi individui è d’obbligo la sigaretta in bocca, i vestiti molto vistosi (sicuramente si piumini traslucidi stile Colmar ultime serie o Monclair…) e non eccellere per cultura e intelligenza. Ascoltano solo musica da discoteca, hardcore e a volte, per darsi un tono, musica italiana. Ci sono molti fan dei napoletani (per lo più di origini meridionali) o della musica neomelodica in genere.

Gli occhiali a specchio sono obbligatori. Qualsiasi cosa si indossa o comunque si esibisce, deve obbligatoriamente avere stampigliata, a caratteri cubitali, la marca. Se non ha questa caratteristica non va bene. Non si riesce a entrare nel club.

Ora. Tralasciando questo piccolo saggio sulla tamarraggine ai giorni nostri, mi chiedo….perchè?

Perchè ci si ostina in tutto e per tutto a raccattare il peggio da tutto quello che ci viene propinato?…dalla moda, dalla televisione, dallo spettacolo e anche dal mondo della cultura (perchè se siamo arrivati a questo punto è anche un po’ colpa di chi, nel nostro paese, gestisce la cultura che, nella maggior parte dei suoi operatori fortunatamente non in tutti, non è stato in grado di renderla interessante e piacevole, facendola balzare all’ultimo posto dietro al BigMacMenù e La rivista del Grande Fratello.

Perchè non si cerca di insegnare ai nostri ragazzi, ai miei coetanei e, perchè no, anche un po’ a me, che è fondamentale far vernir fuori esattamente la persona che si è…e che è deleterio per il mondo e soprattutto per se stessi, il fatto di uniformarci dietro a marchiù o stili di vita?

Non so che dire. So solo che io mi diverto un mondo a girare per il mio mondo. Guardare ciò che mi colpisce e ciò che trovo assurdo…ciò che mi intristisce e ciò che, alla fine, a parte tutto questo quadretto apocalittico, mi entusiasma ancora…

Insomma..una speranza c’è…spero in un’epoca che veda i genitori sugli scudi, impegnati in una lotta senza quartiere contro il malcostume della maleducazione e del tamarrismo nel senso più stretto del termine….

in pratica, in caso non fosse più che chiaro, come direbbe il mio “amico” Cetto Laqualunque….

‘NTU CULU AI TAMARRI…CHIUNQUE ESSI SIANO…

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