Un Italiano vero!

gufo

E’ una giornata di riflessioni.

Mi ritrovo alla “finestra” a guardare il solito flusso interminabile di facce, scarpe, borsette e suppellettili che ornano la società. Non penso cambi molto da Milano all’Italia in genere. Do per scontato, dunque, che la situazione sia questa in tutto il Paese.

Oggi pomeriggio mi sono imbattuto in un filmato di Servizio Pubblico che racconta una storia. E’ la storia del nostro presente. Una storia fatta di fatti brutti, lugubri e raccapriccianti. Mi ha indignato.

A 30 anni è una delle prime volte che mi indigno in questo modo.

Questo sentimento magari è anche frutto di una giornata “un po’ così”. Un tempo grigio e stanco, le preoccupazioni che attanagliano l’anima, prospettive future che sembrano essere sempre troppo future e mai “un po’ più presenti” e voilà! eccomi catapultato in uno stato di indignazione.

Mi guardo intorno e mi trovo totalmente fuori luogo.

Corso di Porta Ticinese: Cammino e vedo tanti (troppi) ragazzi con cappelli strani. Una ragazza alta 1,50 m seduta a un tavolino a 20 cm dalle rotaie del tram e a un paio di metri da uno degli incroci più trafficati della Metropoli ha in testa una bombetta. Le gambe (S. Daniele e Langhirano) spuntano compresse da una minigonna nera che a stento riesce a non strapparsi. A completare tutto un top variopinto e un maglioncino scollato.

Ora. Io non mi metto a questionare sulla libertà di ognuno di vestirsi come vuole. Questo è insindacabile e sacrosanto. Quello che sto notando è che, da qualche anno a questa parte, c’è un bisogno smodato di particolarità. Se non hai addosso un cappellino strano, delle scarpe ridicole o dei pantaloni da “acqua in casa” non sei trendy e, quindi, sei ai margini della società. Nessuno che accetta più se stesso come tale. Nella sua totale normalità che, di per sè, è la più grande dell’unicità. E quindi una domanda mi assale:

E’ il cappello che è da pirla, o è un pirla chi lo indossa?

Siamo circondati da sporco. Pensieri sporchi, strade sporche, anime sporche, bocche sporche…

Come scarafaggi, ci aggiriamo tra la spazzatura, gli escrementi e il fango. E la cosa più buffa è che apparentemente nessuno è a disagio.

Nessuno appare a disagio sapendo che a Milano esiste il fenomeno del pizzo in dimensioni simili a quelle siciliane.

Nessuno appare a disagio sapendo che a Milano buona parte delle zone commerciali sono di proprietà di associazioni che hanno a che fare con la malavita o il malaffare.

Nessuno appare a disagio guardando gente che si siede in parlamento e non si sente a disagio nel rubare i soldi che faticosamente ognuno di noi guadagna.

Sapete? L’italiano si riconosce quando c’è qualche evento in cui si regalano dei prodotti. Quel gesto, apparentemente innocuo, crea, nei nostri connazionali nel mondo, una reazione inconfondibile.

Siamo accattoni di professione. Strisciamo nel compromesso e nell’egoismo. Non siamo obiettivi. Siamo totalmente privi di oggettività.

E proprio per questo io NON sono fiero di essere italiano.

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