Impressi nella mente gli ultimi momenti della vita che stava conducendo. Una tastiera fuori dalla finestra dopo mesi di problemi. Era una convivenza destinata a finire in quel modo. Naturalmente prima di compiere quel gesto inconsulto aveva controllato bene che la strada fosse sgombra e che non ci fosse nessuno all’orizzonte. E ora era li a guardare quella dannata tastiera ridotta a “brandelli” sul selciato.
Piove su Milano. Sono le 3.46 minuti e lui, tazza di tisana allo zenzero fumante in mano, se ne sta appollaiato su quella sedia in attesa di che cosa non si sa.
Negli occhi quel post che tarda ad arrivare. Quelle parole che sembrano tappate dentro da un lucchetto invisibile che blocca il flusso dei pensieri.
Era riuscito a far prendere a tanti la strada del ritorno verso quella tastiera, cambiarla, pitturarla, riposizionarla in modo da rendere più facile l’arrivo della cosiddetta ispirazione ma….nulla.
E’ una notte in cui la luna non si vede. Una di quelle in cui le nuvole formano un tappeto invalicabile, e fanno del cielo una tavola nero cupo. Lacrime ovunque. Dal cielo, dai tetti, dalle biciclette abbandonate al bordo della strada. Incatenate a paletti che sembrano tanti soldatini in parata.
Era rimasto incantato sul semaforo arancione lampeggiante all’incrocio. Un ubriaco zuppo d’acqua e di alcol barcollava su gambe malferme chiacchierando con la sua sigaretta accesa.
Stava pensando che forse era proprio quello il momento. Il momento di volerne sapere di più. Della vita che conduceva prima di incontrarlo, dei sapori, dei rumori e dei profumi che respirava quando ancora non stava con lui (come diceva Antonacci in Iris). Che era il momento di tirare giù dalla libreria la scatola con tutte le lettere scritte nel corso degli anni per quell’unica persona che sarebbe diventata qualcuno per lui, e dargliele (come raccontava Baricco in un suo romanzo). Far dono della propria vita prima di lei. Farla partecipe anche delle cose più imbarazzanti o sceme fatte prima di essere come l’aveva conosciuto.
Ammettere, prima a se stessi che agli altri, che il momento della tranquillità è arrivato, non è semplice ma nemmeno impossibile. E’ una sensazione che si stenta a prendere sul serio.
Soffiando dentro quella tazza il profumo di zenzero si spande per la stanza e gli apre i sensi. Non c’è un’anima per strada ora. Il semaforo continua a lampeggiare instancabile. Le biciclette sono ancora li. Una si lamenta sonoramente, cadendo sotto il preso dell’acqua che si è accumulata nel cestino. Il sonno lo coglie all’improvviso e tutto si mischia. L’ubriaco, il semaforo, la tastiera distrutta in mezzo alla strada e i suoi dubbi. Però…ora no…non è il momento di dormire, ponderare o pensare….è il momento di vivere fino in fondo.





Se fosse una canzone, oggi sarebbe un pezzo di Miles Davis…una tromba languida che scandisce note, al primo ascolto, dissonanti e stonate che prendono forma con l’impegno. (“Musica” non è solo piacere ma anche impegno…)