“Due”llo di anime…

5 02 2010

Impressi nella mente gli ultimi momenti della vita che stava conducendo. Una tastiera fuori dalla finestra dopo mesi di problemi. Era una convivenza destinata a finire in quel modo. Naturalmente prima di compiere quel gesto inconsulto aveva controllato bene che la strada fosse sgombra e che non ci fosse nessuno all’orizzonte. E ora era li a guardare quella dannata tastiera ridotta a “brandelli” sul selciato.
Piove su Milano. Sono le 3.46 minuti e lui, tazza di tisana allo zenzero fumante in mano, se ne sta appollaiato su quella sedia in attesa di che cosa non si sa.
Negli occhi quel post che tarda ad arrivare. Quelle parole che sembrano tappate dentro da un lucchetto invisibile che blocca il flusso dei pensieri.
Era riuscito a far prendere a tanti la strada del ritorno verso quella tastiera, cambiarla, pitturarla, riposizionarla in modo da rendere più facile l’arrivo della cosiddetta ispirazione ma….nulla.

E’ una notte in cui la luna non si vede. Una di quelle in cui le nuvole formano un tappeto invalicabile, e fanno del cielo una tavola nero cupo. Lacrime ovunque. Dal cielo, dai tetti, dalle biciclette abbandonate al bordo della strada. Incatenate a paletti che sembrano tanti soldatini in parata.
Era rimasto incantato sul semaforo arancione lampeggiante all’incrocio. Un ubriaco zuppo d’acqua e di alcol barcollava su gambe malferme chiacchierando con la sua sigaretta accesa.

Stava pensando che forse era proprio quello il momento. Il momento di volerne sapere di più. Della vita che conduceva prima di incontrarlo, dei sapori, dei rumori e dei profumi che respirava quando ancora non stava con lui (come diceva Antonacci in Iris). Che era il momento di tirare giù dalla libreria la scatola con tutte le lettere scritte nel corso degli anni per quell’unica persona che sarebbe diventata qualcuno per lui, e dargliele (come raccontava Baricco in un suo romanzo).  Far dono della propria vita prima di lei. Farla partecipe anche delle cose più imbarazzanti o sceme fatte prima di essere come l’aveva conosciuto.

Ammettere, prima a se stessi che agli altri, che il momento della tranquillità è arrivato, non è semplice ma nemmeno impossibile. E’ una sensazione che si stenta a prendere sul serio.
Soffiando dentro quella tazza il profumo di zenzero si spande per la stanza e gli apre i sensi. Non c’è un’anima per strada ora. Il semaforo continua a lampeggiare instancabile. Le biciclette sono ancora li. Una si lamenta sonoramente, cadendo sotto il preso dell’acqua che si è accumulata nel cestino. Il sonno lo coglie all’improvviso e tutto si mischia. L’ubriaco, il semaforo, la tastiera distrutta in mezzo alla strada e i suoi dubbi. Però…ora no…non è il momento di dormire, ponderare o pensare….è il momento di vivere fino in fondo.





W-right!

20 01 2010

Mi ha sempre affascinato vedere il crearsi lento di un tratto ordinato sotto una penna. Scrivere. Tracciare una linea infinita e continua a imprigionarci dentro un mio pensiero.
Pensare. Quanto ho pensanto, riflettuto, sperato e maturato prima di agire in questi anni.
E sono ancora qui. Qui con un fastidioso andirivieni di voglie e di bisogni che per un motivo o per l’altro devo sempre e comunque mettere da parte.
Mi sento un bambino viziato a fare questi discorsi. Io sono un privilegiato. Non mi manca nulla. Anzi. Ho più di quanto potrei desiderare. Sono la somma del bimbo che rimaneva a bagno nella piscinetta con il cappellino in testa a fare “cik e ciak” con le manine, di quell’”ometto” che sognava di diventare archeologo appassionandosi all’antico Egitto, del ragazzo che sognava di diventare voce alla radio, dell’uomo che voleva viaggiare…diventare cittadino del mondo, imparare le lingue. Insomma. Sono un insieme di punti. Esattamente come una linea. Quella linea tracciata dalla mia penna (immaginaria) mentre scrivo questo post.

E’ bello pensare che la versione di Davide 2010 sia unica. Che non ci sarà più e che verrà soppiantata da quella 2011 e dal 2012 ecc ecc.

Speriamo solo che la mia mano continui a rimanere fermae la calligrafia sia sempre buona.





1° post dell’anno..

6 01 2010

Le foglie sulla strada addolciscono il cammino.
Mi sento bene e respiro a pieni polmoni. Mi girano in testa le parole di un brano di Walcott e mi sento bene. Mi sento completo e in pace. Con me stesso, con il mondo, con i miei sensi che troppe volte ho distorto per imparare a diventare me stesso. Mi sento bene…respiro a pieni polmoni.

“…Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta,
nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,
e dirà:
Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola…”

da “Mappa del nuovo mondo” Derek Walcott

 





The best is yet to come…

31 12 2009

Le mani ghiacciate sono un po’ da sgranchire ma volano ancora spedite, come un po’ di tempo fa.
E’ da un po’ che non guardo più il mio adorato bloggino. Mi scuso.
Siamo qui. Tante cose sono cambiate in un mesetto di assenza o quasi e un qualcosa ha presoa ronzarmi in testa.
Siamo qui. Attendo l’ultima consegna dell’anno che, sapientemente e senza vergogna alcuna, prenderò e poserò così come sarà sull’alzatina qui sopra la mia testa. Praticamente chiuderò appena arriverà il fattorino. Niente di personale eh. Però è il 31 e qualcosa di molto bello mi attende a casa quindi….
Come un bimbo con gli occhietti vispi mi godrò l’attesa, l’arrivo e tutto il resto.
Si perchè questo è un regalo a tutti gli effetti. Pensare che solo un mese fa ero tutt’altra cosa, tutt’altro Davide…oppure ero sempre lo stesso, solo un po’ meno convinto di me stesso.

Cmq grazie. So che capirai e ti ringrazio. tutto qui. Il resto te lo dico a voce dai. Grazie a tutti quelli che quest’anno mi hanno voluto bene, quelli che si sono allontanati ma li sento vicini cmq, quelli che mi odiano e stanno lontani a prescindere. Grazie a tutti voi. L’anno che verrà sarà decisivo per la mia vita. Sarà pesante, infinito, dolce (visto che arriva Giulia :) ) ansioso e nevrotico…un po’ come tutti gli anni che sono passati. Solo un pizzico più decisivo. E per finire sarà bellissimo. Grazie a te e ai 3 fuori di melone che mi accompagnano nelle mie serate “mondane”.

Un abbraccio a tutti e….arrivederci all’anno prossimo…





Gente di un certo livello…(?)

10 12 2009

Mi sono disteso su di una collina. C’è tanta erba alta intorno a me e la sensazione, sotto la schiena, è di avere un morbido materasso di ovatta.
Guardo passare le nuvole cercandone la forma nella mia mente. Accosto un cavallo a quella a destra e il profilo di un amico in quella di sinistra. Mi piace giocare con quelle forme mutevoli. Mi piace scoprire ogni volta, come il passare del tempo e le mutevoli condizioni della vita (o anche solo del cielo) riescano a influenzare tutto.
Mi chiedo quasi sempre come un qualcosa di così perfetto possa essere, a volte, così imperfetto.
Come si possa capire una madre che in tarda età perde un figlio per un male incurabile. Come si possano capire le tragedie che tutti i giorni ci vedono indifferenti. Come dietro a uno spesso strato di doppio vetro temperato.
Siamo cannibali del nostro tempo, dei nostri cari. Ci rendiamo conto del tempo che passa, solo guardando il Grande Fratello che enumera i giorni di “prigionia”
Ma che senso ha tutto questo?
Che senso ha non guardarsi un po’ in giro?Non capire che se c’è qualcosa di bello non è per forza in qualche paradiso lontano da noi anni luce o in qualche realtà virtuale o deviata.
Oggi è un giorno così. Il cielo questa mattina era nuvolo dopotutto. Mi sento fortunato per tutto quello che sto vivendo e continuo a ringraziare anche un po’ me stesso per essere riuscito a diventare come sono e ad avere accanto solo persone così speciali.
Oggi ho avuto una  conversazione in Messenger con una persona. Una di quelle persone che non ci sono mai, meno che nei momenti in cui non hanno proprio nient’altro di meglio da fare.
Nel salutarla  le ho fatto anche gli auguri di Natale da riportare a tutte le altre persone del vecchio gruppo che frequentavo.
Si perchè, a costo di sembrare antipatico, asociale o molto più semplicemente (tanto siamo adulti tutti vero?) stronzo, io non voglio avere più tempo per gente di quel tipo.





La bolla..

2 12 2009

 

Sono qui. In piedi davanti all’ingresso del parcheggio,  attendo. A dir la verità sento che c’è qualcosa nell’aria ma ho smesso di interpretare le sensazioni da quando ho capito che vengono alterate da miriadi di fattori diversi. Felicità, attesa, situazioni passate. Insomma. Calmiamo il battito del cuore.  Lei non saprà mai nulla di tutto questo. Non saprà mai che sto letteralmente cadendo per terra dalla voglia di vederla.
Respirone e sguardo alla strada da dove, in teoria, dovrebbe arrivare. Dico in teoria perchè tu Davide, vuoi davvero che in questo momento non faccia capolino la consueta insicurezza?ma va la. Non sia mai detto.
E se non dovesse venire?no..non sembra proprio il tipo…e poi siete stati bene insieme l’ultima volta…tranquillo…
Chissà come sarà oggi, cosa dirà (eccola…no non ancora…non è lei..uff)…Chissà se riuscirò ad accendere, in fondo ai suoi occhi, quella fiammella di calore che gli accende, di riflesso, tutto il viso. Un sorriso stupendo. (Un’altra macchina…non mette la freccia e tira dritto alzando uno schizzo enorme dalla pozzanghera a lato strada…uff)
Chissà se riuscirò con le parole a spiegare l’universo di emozioni che provo. Che sento scorrere. Chissà. O forse se riuscirò a capire che il bello di tutto questo è proprio che non è definibile a parole…quantomeno non esattamente…
E’ tanto chiusa. In un messaggio che gli ho mandato qualche giorno fa, le ho detto che somiglia a una cassaforte. Rettifico. Uno di quei bauli enormi con un lucchettone gigantesco difficilissimo da violare.
Io però guardo nei suoi occhi e la frego. Aggiro molti dei suoi muri e mi trovo davanti a quello che vuole esprimere. Ci vedo dentro tutto quello che non dice.
Lo vedo chiaramente. Senza possibilità di fraintendimenti. Lo vedo nella mia serenità. Quella serenità che solo poche settimane fa avevo a tratti e sembrava un traguardo impossibile. Ora è palpabile.
Eccola. Il pomeriggio scorre via velocissimo e sembra come se sul ghiaccio ci siamo solo io e lei…due imbranati che fanno a gara per non cadere pesantemente. Ci fermiamo spesso a parlare a bordo pista. Non esiste la musica. Gli altri non esistono. Io e lei. I miei occhi e i suoi a formare un unico momento di emozione.
E quell’attimo di emozione di manifesta in tutta la sua bellezza sotto una pioggia incessante. Si crea una bolla intorno a noi. Semplicemente un ragazzo e una ragazza. Tutto il resto non conta….tutto il resto non conta.





11.14

29 11 2009

Tento in tutti i modi di fermare un po’ di quel vortice d’acqua che sta inondando Milano in questa mattina di mezzo autunno.
Ci riesco malamente perchè giusto qualche giorno fa, degli incompetenti sono venuti a cambiarmi le tende vecchie con una serie di nuove, a detto loro, molto resistenti.
Piccolo dettaglio. Sono bucate. Ho richiesto la sostituzione il più presto possibile ma naturalmente c’è di mezzo il week end e a chi frega se in un edicola (il paradiso della carta per chi non lo sapesse) tutta la merce si inzuppa.
Cerco di calmare la rabbia che ho addosso ma ce la faccio a stento.
Unico aiuto che ho è pensare a oggi pomeriggio. Sarà un bel pomeriggio. Tutto qui.
Uno di quei pomeriggio che scaldano i cuori solo con uno sguardo o un gesto. Dove i fiorellini escono comunque dalla terra per l’occasione e gli uccellini, anche se nevica, si stringono vicini per scaldarsi e cantano allegramente.
I simboli di questo periodo sono i seguenti. Il concerto dei Queen a Wembley nell’86, la cioccolata e il sorriso.
Soprattutto l’ultimo fortunatamente mi accompagna per larghi tratti della mia giornata.





Jodorowsky

21 11 2009





Time has told me..

19 11 2009

Il tempo mi ha detto
Che sei una rara scoperta
Un’affannosa cura
Per una mente in affanno

 

E il tempo mi ha detto
Di non chiedere di più
Un giorno il nostro oceano
Troverà la sua riva

 

Lascerò allora tutte le strade che mi fan diventare
Ciò che in realtà non voglio diventare
Lascerò tutte le strade che mi fanno amare
Ciò che in realtà non voglio amare

 

Il tempo mi ha detto
Che sei giunta con l’alba
Un’anima senza impronte
Una rosa senza spine

 

Le tue lacrime mi dicono
Che non c’è proprio modo
Di metter fine ai tuoi affanni
Con ciò che puoi dire

 

E il tempo ti dirà
Di stare dalla mia parte
Di continuare a provare
Finché non ci sarà più nulla da nascondere

 

Lascia allora tutte le strade che ti fan diventare
Ciò che in realtà non vuoi diventare
Lascia tutte le strade che ti fanno amare
Ciò che in realtà non vuoi amare

 

Il tempo mi ha detto
Che sei una rara scoperta
Un’affannosa cura
Per una mente in affanno

 

E il tempo mi ha detto
Di non chiedere di più
Un giorno il nostro oceano
Troverà la sua riva

 

Nick Drake - Time has told me





Se fosse..

15 11 2009

MiamiSe fosse una canzone, oggi sarebbe un pezzo di Miles Davis…una tromba languida che scandisce note, al primo ascolto, dissonanti e stonate che prendono forma con l’impegno. (“Musica” non è solo piacere ma anche impegno…)
O una “Girl of Ipanema” cantata da Frank Sinatra e Jobim…note trascinate una dietro l’altra in una melodia sognante.

E’ un bel periodo. Ieri ho compiuto i miei primi 27 anni. Mettiamola così. E’ un po’ come quando un malato, dopo mesi di letto, si affaccia alla finestra in una giornata di sole. E’ un po’ come ascoltare “Hammer to fall” dei Queen dopo un periodo di depressione che attanaglia l’anima e non la lascia più…l’adrenalina inizia a mischiarsi con il sangue e gli occhi corrono veloci su qualsiasi cosa sorprenda il cuore.

Non so come e non so nemmeno quando, per gli strani giochi del destino mi è capitato in mano un libro…Ritratto notturno di Nicola Lecca…naturalmente ne consiglio la lettura a tutti gli esseri che bazzicano il mio piccolo mondo antico. Un libro di rara intensità scritto da un ragazzo giovanissimo che vale la pena conoscere…
Se fosse una canzone potrebbe essere solamente un pezzo dolente di Nick Drake. Uno di quelli più intensi.

[Nick Drake...cazzarola Davide...era così difficile?più pensi a una cosa e più non ti viene in mente...Nick Drake...]

Qualche tempo fa guardando il solito talk, mi è venuta in mente una cosa. Mie riflessioni che rimarranno comunque sempre inespresse…forse perchè (ho l’insolenza di dirlo) sono molto vicine al vero. Mi sono reso conto che ogni persone che viene intervistata, politici, gente di cultura, artisti e dottori sembra che abbiano sempre una preparazione tale da non dire mai “Questo non lo so”.
Mi spiego meglio. Non sono così ingenuo dal pensare che tutte le domande poste durante un’intervista, non siano programmate a tavolino qualche tempo prima. Però cavoli. Quando si parla di argomenti delicati, importanti, filosofici o comunque pesanti nella loro articolazione, come si fa ad avere sempre e comunque la risposta pronta?Ce ne fosse uno che avesse il coraggio di dire “Guarda..non c’ho mai pensato…lasciami tempo e ti do la risposta”..no…i politici poi sono maestri in questo…fino a qualche giorno prima facevano i salumieri magari ma nel momento in cui vengono eletti diventano i maggiori esperti di economia, politica e stato sociale. Per quanto mi riguarda non potranno mai avere credibilità delle persone così. In qualsiasi campo. Se fosserò una canzone potrebbero essere solamente Di du du, Di da da dei Police (scritta da Sting per denunciare l’incomunicabilità di determinati gerghi, dal “politichese” a quello culturale)

Se fosse una canzone la mia giornata sarebbe un pezzo di Miles Davis. Ancora più trascinato e lento. Uno di quelli da assaporare davanti a un bel panorama con un bicchiere di vino in mano. Uno di quelli da gustare, con un nuovo e stupendo calore in fondo al cuore.